ECOLABEL
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Il sistema dell’ECOLABEL europeo
è definito dal regolamento
880/92 della Comunità Europea con la finalità
di:
-
Promuovere la concezione, la produzione,
la commercializzazione e l’uso di prodotti con un minore impatto ambientale
durante l’intero ciclo di vita del prodotto;
-
Fornire ai consumatori una migliore
informazione sulle performance ambientali dei prodotti, in modo da orientare
l’acquisto anche in funzione di criteri ambientali.
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L’ECOLABEL Europeo
Introduzione
Quindi l’ECOLABEL è
l’etichetta ecologica scelta dalla Comunità Europea per distinguere
i "prodotti puliti" e promuovere una produzione ed un consumo sostenibile.
Il "marchio" come strumento di
mercato
-
L’etichetta, o marchio, è uno
strumento di mercato utilizzato dalle aziende per attrarre l’attenzione
dei consumatori verso una categoria "riconosciuta" di prodotti. I marchi
possono essere di due tipi: i marchi d’impresa e marchi informativi.
-
I marchi di impresa costituiscono
il principale elemento distintivo dell’azienda nel mercato (si associa
sempre più spesso ad un simbolo il nome dell’azienda; es. la virgola
della Nike; il cavallino della Ferrari; etc. ).
-
I marchi informativi sono mirati
ad informare il consumatore sulle caratteristiche del prodotto. Marchi
informativi di qualità come quelli ecologici sono sempre più
presenti sul mercato. Infatti negli ultimi anni si è andata diffondendo
sempre più l’attenzione verso i problemi ambientali, anche da parte
dei consumatori che per questo si mostrano interessati al ciclo produttivo
dei prodotti che intendono acquistare. Ciò che distingue i marchi
di qualità è il fatto che derivano da un processo di certificazione
che coinvolge un soggetto esterno per l’attestazione della conformità
del prodotto alle norme stabilite. Sono state introdotte da parte della
Comunità Europea direttive volte a migliorare la qualità
delle informazioni sui prodotti , come ad esempio l’indicazione
del consumo di energia e di altre risorse degli apparecchi domestici
o la certificazione DOP
(Denominazione d’Origine Protetta) e IGP (Indicazione Geografica Protetta).
Esistono marchi differenti per Paese, per categoria di prodotto, per gli
alimenti e non, ( es.: keymark
per la qualità delle mele; CE
; UNI-IMQ
per gli elettrodomestici ) che, una volta affermati sul mercato, vengono
immediatamente identificati dai consumatori, creando così effetti
notevoli sul mercato per l’azienda che li espongono.
I marchi ecologici
-
La necessità di identificare
facilmente i prodotti ecologici attraverso l’uso di marchi è stata
avanzata per la prima volta dall’OCSE (Organizzazione di Cooperazione e
di Sviluppo Economico) nel 1971. I marchi introdotti nei diversi Paesi
presentano caratteristiche differenti per quanto riguarda:
-
la tipologia di prodotti a cui sono
applicabili;
-
i criteri di valutazione per l’attribuzione
del Marchio;
-
il soggetto che attribuisce il Marchio.
| In Europa i primi importanti impulsi
vengono dalla Germania (Repubblica Federale Tedesca) che nel 1977 ha introdotto
un marchio di qualità ambientale denominato Angelo Blu.
L’angelo blu è stato assegnato inizialmente a prodotti come carta
riciclata,bottiglie a rendere, spray senza CFC sino ad arrivare ad identificare
circa 4000 prodotti divisi in oltre 60 categorie diverse . La definizione
del marchio per una nuova categoria di prodotti e dei relativi criteri
di assegnazione sono stabiliti da un Jury per il marchio ecologico composto
da rappresentanti dello Stato, da gruppi ambientalisti, da associazioni
di consumatori, da istituti scientifici, da sindacati, da industrie e mezzi
di comunicazione. Per assegnare l’ Angelo Blu ad un prodotto si devono
considerare gli standard stabiliti in relazione: |
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-
al ciclo di vita del prodotto;
-
agli aspetti di protezione ambientale;
-
all’usabilità e sicurezza.
 |
Nei Paesi Scandinavi è stato
introdotto nel 1989 un proprio ed unico marchio ecologico, il Cigno,
i cui criteri di attribuzione sono comuni e concordati in modo da permettere
ad ogni Paese di rilasciarlo autonomamente. |
Esistono due diversi livelli di marchiatura:
il marchio B che identifica i prodotti che soddisfano i criteri minimi
di qualità ecologica; il marchio A che contraddistingue i prodotti
che costituiscono il meglio del mercato. La durata temporale del "cigno2
scandinavo varia dai 6 mesi ai 3 anni.
  
Anche altri Stati Europei hanno introdotto
marchi di qualità ambientale: in Francia il " NF Environnement"
sviluppato dall’AFNOR (French Standardization Association) sullo studio
completo del ciclo di vita dei prodotti; in Olanda lo "Stichting Milieukeur"
definito su iniziativa del Ministero dell’Ambiente e dell’Economia nel
1992, che assegna il compito di determinare i criteri ecologici ad istituti
di ricerca specialistici; in Spagna il "AENOR Medio Ambiente" creato
nel 1993 dall’Associazione Spagnola di Normalizzazione e certificazione,
stabilito su una completa analisi del ciclo di vita; in Austria il "Umweltzeichen
Baume" istituito nel 1991 dal Ministro per l’Ambiente, Salute e Famiglia.
Dal mondo segnaliamo le iniziative
degli altri Paesi facenti parte del G7: gli USA hanno introdotto
nel 1989 il "US Green Seal Programme", uno schema di certificazione
semplice alla definizione del quale contribuiscono 100 partner ambientali,
tra cui molte pubbliche amministrazioni e agenzie per la tutela dell’ambiente;
in Canada è stato introdotto nel 1988 "Canada Environmental Choice"
amministrato inizialmente dal ministro dell’Ambiente, per diventare poi
gradualmente privatizzato; il Giappone ha istituito il "Japanese Eco
Mark" nel 1989 che si è affermato in maniera rapidissima, se
si pensa che dopo 3 anni erano 2300 i prodotti che lo esponevano.
 
Il suo obiettivo
Gli obiettivi del sistema dell’ECOLABEL
europeo sono:
| Definire criteri
ambientali per i beni di largo consumo, come ad esempio quelli che possono
essere acquistati comunemente nei supermercati e nei negozi, eccetto alimenti,
bevande
e medicinali.
I 15 Stati Membri più Liechtestein, Islanda e Norvegia devono pubblicizzare
l’ECOLABEL, come richiesto dal regolamento, per favorirne la conoscenza
da parte di tutti i cittadini. |
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Esporre un logo identificativo
unico, qualunque sia il prodotto e qualunque sia il luogo di provenienza,
determinando un’elite di prodotti con caratteristiche ambientali.
Questo per consentire ai prodotti che si fregiano del Marchio di essere
conosciuti da più di 370 milioni di consumatori con gli stessi parametri
di giudizio e per evitare l’apposizione di troppi marchi equivalenti ed
abolire le differenze all’interno della Comunità Europea.
Ottenere un marchio che sia
il risultato del coordinamento degli Organismi Competenti Nazionali,
dell’Industria e del Commercio, di Organizzazioni Ambientaliste
e di Consumatori, che sia trasparente nella definizione dei criteri
e che promuova un consumo sostenibile. Il marchio deve essere capace di
rappresentare un’efficace strategia economica per le aziende che possano
giustificare il prezzo più elevato, dovuto all’utilizzo di tecnologie
"pulite".
Il funzionamento del sistema di etichettatura
ecologica europeo è affidato dalla Commissione Europea agli
Organismi Competenti nazionali dei vari Stati Membri per l’esecuzione
di compiti previsti dal regolamento. Il sistema si sviluppa in due momenti
distinti:
-
definizione
dei criteri per una determinata categoria di prodotti
da parte delle autorità competenti e dagli esperti di settore;
-
procedura
di assegnazione del marchio di qualità ecologica
per i prodotti per i quali viene fatta la richiesta.
Definizione
dei criteri
L’ECOLABEL
viene attribuito a quei prodotti che hanno un impatto ambientale ridotto
rispetto agli altri funzionalmente simili. I criteri ecologici della Comunità
Europea sono messi a punto modo tale da assegnare il Marchio fino
al 30% dei prodotti disponibili sul mercato in quella categoria.
-
1a
fase La
proposta di definizione dei criteri per una nuova categoria di prodotti
è avanzata dall’Organismo Competente nazionale di sua iniziativa
o su richiesta di singoli soggetti o da gruppi di persone interessate (Industrie,
organizzazioni ambientaliste, di consumatori, di produttori e venditori)
o su incarico della Commissione Europea. La Commissione avvia la definizione
dei criteri, assegnandola a soggetti competenti (istituti di ricerca,laboratori
universitari,associazioni di settore) con la collaborazione dell’Organismo
Competente nazionale.
-
2a
fase Lo studio parte
con un’analisi preventiva di mercato che deve definire, per la categoria
di prodotto interessata, il prodotto tipo usato all’interno della
Comunità Europea. Dopo aver definito le caratteristiche funzionali
e strutturali dei prodotti, si avvia uno studio basato su un approccio
multicriterio che analizza le performance ambientali dei prodotti durante
il suo intero ciclo di vita, o come si dice, "dalla culla alla tomba" (LCA).
Tale metodologia analizza il ciclo produttivo ad iniziare dall’estrazione
della materia prima attraverso i processi di lavorazione, distribuzione
ed utilizzo, fino allo smaltimento.Gli impatti che vengono presi in considerazione
riguardano le seguenti aree: utilizzo di risorse naturali e di energia,
emissioni in aria, acqua e suolo, smaltimento di rifiuti, rumore, effetto
sugli ecosistemi (tabella
di riferimento). La procedura di analisi del ciclo di vita,
definita da un gruppo di "saggi", è strutturata in sei fasi:
-
studio di fattibilità,
-
analisi di mercato,
-
inventario,
-
analisi degli impatti,
-
formulazione dei criteri,
-
presentazione di una bozza alla Commissione
decisionale .
-
3a fase
I criteri vengono messi a punto utilizzando i risultati dell’analisi di
cui sopra, in modo da considerare gli impatti ambientali in maniera precisa
e chiara e definire allo stesso modo obiettivi per garantire un’uniformità
di utilizzo. Per uniformare i criteri ed evitare vantaggi o svantaggi ai
Paesi Membri, si fa riferimento ad un "territorio medio" della Comunità
Europea, che sia rappresentativo di tutte le caratteristiche presenti e
si confrontano i risultati con quelli dei prodotti più venduti e
diffusi. In questa fase si ha una grande partecipazione da parte di tutti
i soggetti interessati che assicura una elevata trasparenza.
-
4a fase L’adozione
dei criteri è affidata inizialmente ad un Forum consultivo
costituito da rappresentanti dei seguenti gruppi: l’industria, il commercio,
le organizzazioni di consumatori e le organizzazioni ecologiche; una volta
approvata, la decisione passa ad un comitato costituito dagli Organismi
Competenti nazionali dei Paesi Membri e da un rappresentante della Commissione.
Se il parere è positivo, la Commissione Europea adotta le misure
proposte e le pubblica sulla G.U.C.E. (Gazzetta Ufficiale della
Comunità Europea).
-
5a fase (revisione) I
criteri definiti per le varie categorie di prodotti hanno la durata di
tre anni, la Commissione Europea in vista della scadenza di tali
criteri incarica l’Organismo Competente di una nazione di intraprendere
nuovi studi per adeguarli alle evoluzioni tecnologiche e alla situazione
ambientale. Questi nuovi criteri entrano in vigore nel momento in cui vengono
pubblicati e sostituiscono completamente i precedenti.
È disponibile un capitolo
di una analisi critica sulla LCA dei frigoriferi svolta dall’ENEA, incaricata
dalla Commissione Europea,. Clicca
qui
Le categorie di prodotti che hanno
ricevuto il Marchio di qualità ambientale ad oggi sono:
La procedura
di assegnazione
Il sistema dell’ECOLABEL europeo,
così come avviene per lo schema dell’EMAS [link a modulo], è
su base VOLONTARIA. Considerando il sempre crescente interesse dei
cittadini per la salvaguardia del patrimonio naturale, la presenza di un
marchio ecologico dà la possibilità ai consumatori di contribuire
attivamente alla sua difesa. D’altra parte i produttori, che possono
esporre il fiore dell’ECOLABEL, migliorano la competitività del
prodotto acquistando un maggiore peso sul mercato.
La procedura schematizzata graficamente
nei suoi passi importanti è disponibile cliccando
qui.
-
1° passo
L’impresa, che produce o che commercializza per la prima volta un prodotto
nella Comunità Europea, può presentare domanda all’Organismo
Competente nazionale (in seguito O.C.n.). In Italia, la
domanda di assegnazione, deve essere indirizzata al
Comitato Ecolabel-Ecoaudit_Organismo Competente Ecolabel Italia. Il
produttore o importatore compila un modulo per definire le caratteristiche
ecologiche del prodotto (in
particolare per categorie), al quale bisogna allegare la
ricevuta di versamento di 500 ECU (valore stabilito dall’O.C.n.) e tutti
i dettagli e le analisi necessarie per verificare che il prodotto abbia
un ridotto impatto ambientale, effettuate presso laboratori
autorizzati. Informazioni più dettagliate si possono
avere consultando l’aggiornamento del manuale
dell’utente
-
2° passo
Il Comitato Ecolabel-Ecoaudit_sezione ECOLABEL Italia effettua l’istruttoria
tecnico amministrativa utilizzando le informazioni fornite dal richiedente
e i risultati delle analisi eseguite presso laboratori indipendenti.
-
3° passo
L’O.C.n. terminata l’istruttoria, decide in merito all’assegnazione dell’ECOLABEL
al prodotto, e comunica alla Commissione Europea la sua valutazione. Se
la valutazione è positiva, vengono informati anche tutti gli Organismi
Competenti degli altri Stati Membri, se nessuno solleva obiezioni al riguardo,
l’O.C.n. comunica al fabbricante l’esito.
Una volta concesso il Marchio ad
un prodotto, l’impresa richiedente stipula un contratto di utilizzo con
l’Organismo Competente nazionale, che gli impone di pagare una quota annuale,
pari allo 0,15% del fatturato previsto dalla vendita del prodotto. L’O.C.n.
ha la possibilità di variare tale quota del 20% in più o
in meno, comunque non inferiore a 500 ECU.
| L’etichetta ecologica
può essere utilizzata nella forma e colori stabiliti, non prima
della decisione definitiva della Commissione e non oltre data di scadenza
dei criteri della categoria di prodotti interessata, inoltre non
può essere inserito nel marchio d’impresa. L’utilizzo dell’ECOLABEL
può essere sospeso dal O.C.n. a seguito di controlli,effettuati
a spese dell’impresa stessa, che verificano un peggioramento delle condizioni
che avevano portato alla assegnazione. Infatti il titolare dell’impresa
è obbligato a mantenere inalterate o al più migliorare le
caratteristiche del prodotto. |
 |
Di tutta la procedura di assegnazione
del Marchio ad un prodotto, a tutte le persone interessate, non è
consentito divulgare nessuna informazione fino alla decisione finale della
Commissione, che rende noto:
-
il nome del prodotto;
-
fabbricante od importatore del prodotto;
-
ragioni e informazioni che hanno motivato
la assegnazione dell’ECOLABEL;
-
scadenza del contratto di utilizzo del
Marchio
Situazione
2000
 |
Le statistiche, aggiornate dalla
Comunità Europea, ci dicono che l’ECOLABEL è così
diffuso: 55 licenze per l’uso del logo assegnato a 40
produttori e 2 importatori per 250 prodotti, distribuiti
per vari Stati come: Danimarca, Finlandia, Francia, Irlanda, Olanda, Italia,
Portogallo, Spagna, Regno Unito (dettaglio
prodotti aggiornato). |
Questi prodotti sono inseriti nelle
15 categorie di cui sono disponibili i criteri, inoltre sono in
via di definizione i criteri per oltre 10 nuove categorie (dettaglio
gruppi aggiornato).
In Italia il primo produttore
che ha potuto fregiarsi del fiore è stata la Cartiera Lucchese
S.p.A. a partire dal luglio 1997 ben cinque anni dopo la nascita dell’ECOLABEL.
Il ritardo è stato causato dalla lentezza che ha accompagnato la
costituzione dell’O.C.n (1995) e l’elezione dei membri avvenuta nel 1997.
In questo ultimo periodo si registra un interessamento notevole da parte
delle aziende: in pochi mesi 2 produttori che hanno ricevuto il Marchio
(General Detergents S.p.A. , gen. 2000 e Madival S.p.A., mar. 2000) per
diversi prodotti.
Come riportato sul regolamento 880/92,
entro cinque anni la Commissione ,sulla base dell’esperienza accumulata,
riesamina la procedura e se necessario la modifica. Ad oggi, maggio 2000,
il Consiglio della Comunità Europea ha trovato una posizione
comune per sostituire il regolamento 880/92, per renderlo più
efficace, più semplice nel suo funzionamento e migliorarne la pianificazione.
Le variazioni apportate riguardano:
-
l’istituzione del Comitato dell’Unione
Europea per il Marchio di qualità Ecologica (CUEME);
-
la definizione di un piano di lavoro,
con cadenza triennale, da parte della Commissione Europea;
-
l’arricchimento dei parametri considerati
nello schema identificativo di valutazione;
-
la variazione del logo: al riquadro
del fiore viene affiancato uno che contiene informazioni, chiare
e comprensibili, sui motivi dell’assegnazione;
-
la definizione di infrazioni per gli
Stati Membri che non ottemperano ai propri obblighi;
-
la definizione di nuovi principi procedurali
per la fissazione di criteri relativi al Marchio di qualità ecologica;
-
la definizione di agevolazioni per poter
consentire alle PMI e ai produttori di Paesi in via di sviluppo di fare
richiesta di assegnazione del Marchio di qualità ambientale;
-
L’ampliamento della definizione di prodotto
a cui può essere assegnato il marchio, considerando tutti i beni
e servizi.
Queste variazioni entreranno in
vigore con l’adozione del nuovo regolamento CE che abrogherà il
precedente regolamento 880/92. Per una visione della bozza preliminare
clicca qui.
Domande
-
Perché abbiamo bisogno di un
marchio di qualità ecologica?
-
Quali prodotti possono essere certificati
con l’ECOLABEL? Ed i servizi?
-
Chi e il responsabile in Italia per
la definizione dei criteri? E per la richiesta di assegnazione del marchio?
-
Se un Organismo Competente decide di
assegnare il marchio ad un prodotto, questi può essere messo in
commercio negli altri Stati Membri?
-
Può un rivenditore fare richiesta
per l’ECOLABEL?
-
L’ECOLABEL può essere utilizzato
nell’etichetta del prodotto?
-
Quanto è lungo il processo di
assegnazione dell’eco-marchio?
-
Quanto costa avere l’ECOLABEL? Questo
incide sul prezzo dei prodotti che lo espongono?
-
Per quanto tempo è possibile
esporre il marchio?
-
È conveniente per le imprese
ottenere il marchio? Anche per le piccole imprese?
-
Perché dovrei scegliere un prodotto
marchiato con l’ECOLABEL rispetto ad uno marchiato Angelo Blu o col Cigno
Nordico?
-
Cosa si evidenzia dalla diffusione del
marchio?
Se avete bisogno di aiuto per rispondere
cliccate qui
Webliografia
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LO STATO
DEL PIANETA |
POLITICHE
AMBIENTALI
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